Diario di bordo

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da Capo d’Orlando ad Olbia con Gladan.

Il sei settembre 2018 dopo undici mesi di permanenza in Sicilia, Gladan (Lagoon 44 super accessoriato) ci lascia per navigare in altri mari, e porta i suoi saluti a Happy Island trascorrendo l’ultima notte affiancati in porto! Su Happy c’è un nuovo arrivato è un piccolo bonsai donato da Giancarlo&Paola (armatori di Gladan) e per questo, il suo nome sarà “gladanino”; forse avevano paura che ci potessimo dimenticare del tempo trascorso insieme? per questo una pianta che vuole le sue attenzioni e allo stesso tempo fa compagnia? In ogni caso ce ne prenderemo cura pensando all’amicizia condivisa con i ragazzi, in questo anno, nella marina di Capo d’Orlando. EH si…. ci salutano per continuare il loro viaggio verso il Portogallo.

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gladanino

Come sempre i saluti sono tristi, ma, grazie ad un cambio di programma tutto torna bello!!!! Cosa succede??? Io&Salvo salpiamo con loro accompagnandoli fino alla Sardegna! Si salta giù per andare a fare una grande, genuina e sana cambusa, i borsoni sono pronti e la rotta è già fatta: si parte domani 7 settembre 2018 alle ore 7:00 del mattino dalla marina di Capo d’Orlando per fare insieme le prime 160 miglia con destinazione finale Olbia (almeno per Noi) e io ho deciso di scrivere il diario di bordo!!!!

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Si lascia Capo d’Orlando alle spalle e si punta dritti su Filicudi, il mare è tranquillo, il vento ci dà buono e poche miglia fuori dalla costa siciliana si aprono le vele. Sfioriamo punte di 9 nodi, ma la nostra media è di 7 e percorriamo così ben 105 miglia tutte a vela, GRAZIE EOLO!!!!

La prima meta da raggiungere è Capri, ci arriveremo per l’alba secondo i piani.


Sta per arrivare la sera e iniziamo, tra una birra due patatine e un po’ di frutta, ad organizzare i turni per la notte, anche se alla fine il riposino l’abbiamo fatto un po’ tutti e l’adrenalina e la voglia di stare sul fly ci porta per lo più a stare svegli.

Un tappeto di stelle con la via lattea ci accompagna, peccato che non si riescano ad immortalarle! le luci della costa molto lontana da noi si rispecchia su un fronte di nuvole che speriamo di non vedere troppo da vicino; l’onda lunga ora ci fa compagnia insieme ad unico e solitario delfino!

Non fa freddo, c’è molta umidità, si naviga sgranando gli occhi, nonostante radar e AIS, cerchiamo di controllare  luci di imbarcazioni che nel cuore della notte, in questa distesa di mare, dove l’odore del mare vince su tutto, sembrano isole galleggianti….ovviamente il tutto senza alcun segnale sui telefoni cellulari, che meraviglia!!! ( ovviamente fino a quando non servono!!!).

Siamo a circa 25 miglia dalla costa di Capri, già si vede il fascio di luce del faro e qualche stella cadente cattura la nostra attenzione, ma ciò che ci stupisce è l’alba incantevole che ci dà il benvenuto al “giardino di Augusto”, fra faraglioni, yatch, panfili e tante luci delle mega ville! Ci ancoriamo qui, sono le 6:15 del mattino, BUONANOTTE.

E’ domenica 8 settembre, svegli alle 11:00 non ci si può non tuffare in questa acqua blu, siamo in relax, si pranza, ci si riposa e poi con tutta calma ripartiamo alla volta di Ischia.

Giochiamo un po’ con le vele ma Eolo ha deciso che dobbiamo accendere i motori, e così ad una velocità di 7 nodi in poco più di 4 ore ci troviamo in questa altra stupenda isola: Ischia (con  Procida, Vivara e Nisida sono chiamate Isole Flegree, con Capri formano l’arcipelago napoletano). Essendo riserva, divisa in tre diverse zone, per essere gentili comunichiamo alla Capitaneria il nostro arrivo e chiediamo maggiori informazioni sulla possibilità di stare in rada in qualche baia… ma ci viene negato l’ormeggio ovunque. Bhe, noi volevamo essere in regola con le leggi del posto ma appena entriamo nella baia, proprio lì dove sorge il castello Aragonese non possiamo rispettare ciò che ci hanno riferito: la baia è stracolma  di barche dai 10 metri fino ad avere accanto un mega catamarano di 62 piedi…allora diamo ancora anche Noi.

 

La mattina seguente, dopo una dormita di dieci ore, conquistate le nostre forze facciamo un po’ i turisti a terra…. ci piace questa isola, e dopo aver scoperto che al convento delle monache clarisse praticavano strani metodi per la “morte”, decidiamo di andare ad ormeggiare all’altro capo dell’isola per poter ammirare il tramonto e andare a gustare qualche piatto tipico ischitano….. finiamo così a mangiare mozzarelle “a gogo” e poi tutti a nanna.

 

Abbiamo ancora tante miglia da navigare, con un po’ troppo relax decidiamo di salpare alla volta di Ventotene! AH dimenticavo ovviamente da quando siamo partiti abbiamo sempre le lenze in acqua ma ancora nulla di fatto.

 

Carcere di Santo Stefano e porticciolo romano decorato di graffiti di Ventotene si fanno ammirare ma li dobbiamo lasciare alle nostre spalle, vogliamo arrivare a Ponza in un orario accettabile!  E’ vero che abbiamo tutti gli strumenti necessari per navigare ma non conoscendo i posti ed essendoci divieti vari e scogli a pelo dell’acqua, decidiamo di far sosta e quindi ormeggiarci a Ponza: l’orario stimato coincide con quello d’arrivo, sono le 21.30 del terzo giorno di navigazione.


Stasera non abbiamo problemi su cosa fare per cena perché verso le 19:15 le canne, in contemporanea, sono partite e abbiamo portato su due bei pesciolini da poco meno di un chilo ciascuno, che Giancarlo ha già sfilettato e messo a macerare…. ottimo gioco di squadra e ottima cena…. sorseggiamo un ottima bottiglia di vino, un amaro e poi a nanna.

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Il sole picchia forte già alle sette del mattino e ad uno ad uno iniziamo a fare capolino, caffè, ricca colazione come ogni mattina e poi giù a terra a scoprire Ponza!!!

Già dal mare sembra una cartolina, carina, con case colorate a pastello, tre fari e uno in mezzo al mare su uno scoglio con la casa del guardiano che si raggiunge solo in gommone;  tante ma tante barche da pesca (io&Salvo in ogni porto ci perdiamo a guardarle-perché vi ricordo sempre che Salvo è un pescatore professionista!!!!)  che ci fanno innamorare di questa isola, un po’ in mezzo al mare, a 20 miglia circa dal Circeo, a 180 dalle Eolie, 150 da Elba e altre 160 miglia ci dividono dalla nostra meta: Olbia.

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Salpiamo da Ponza, è mattina e con un mare cristallino ci facciamo catturare da Palmarola, isola deserta (vi è solo un ristorante ma sull’isola non vi abita nessuno) definita da molti come una delle più belle isole del Mediterraneo; quindi giù l’ancora e tutti in acqua.

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Il mare di settembre è sempre bello ma questa settimana lo è ancora di più! Snorkeling è la cosa più ovvia che si possa fare in questa isola, si alternano fondali sabbiosi, posidonia nera (il nome ovviamente deriva da Poseidone: il dio del mare), grotte e insenature fra scogli davvero unici… il tempo scorre e si decide di partire per le 18:00, in maniera tale da non essere stanchi nella notte anche se ovviamente facciamo turni in coppia da due ore.

La serata è meravigliosa, la Luna è solo al primo quarto, fa poca luce, ci divertiamo a riconoscere le varie costellazioni ben visibili che quasi quasi ci abbracciano, sentiamo i delfini ma li vediamo ben poco, abbiamo le vele aperte, ma un segnale sonoro interrompe il silenzio della notte: il nostro radar, tempestivamente e in largo anticipo ci segnala che a 30 miglia da noi vi è una nave da crociera che ci viene da prua sulla nostra stessa rotta! Ovviamente ancora è lontanissima, noi andiamo a vela, abbiamo sia la randa che il Code Zero (una vela enorme, di tessuto un po’ più sottile del fiocco, una via di mezzo fra gennaker e genoa, appare per la prima volta nel 1997, arma segreta di Paul Cayard nella Volvo Ocean Race, per poter fare la differenza nelle zone di vento debole ( tratto da ormeggioonline.com)), la chiudiamo e apriamo il fiocco perché ci continua a dare buono ma il vento rinforza ancora (come da previsioni). Dopo le varie manovre, con Giancarlo a prua sulle molle per chiudere con il frollino il Code O,  ora tocca metterci in contatto , tramite VHF, con la nave che secondo il radar entrerà fra mezz’ora all’interno del cerchio delle 8 miglia, è una nave da crociera di 342 metri che avanza a circa 18 nodi. Ci rispondono subito e ci comunicano che ci hanno visto (per fortuna), che sanno che andiamo a vela e che accosteranno loro di 15 gradi alla nostra destra…perfetto…tutto sotto controllo…vediamo le sue luci e poi ad un tratto ci sfila accanto in tutta la sua maestosità, ci saluta e continuiamo a navigare ognuno per la propria rotta!!!

Sono le 5:30, c’è un aurora strepitosa, con tutte le sfumature del rosso, segue l’alba e di nuovo a nanna, il nostro turno è finito e Giancarlo&Paola sono già vigili per stare al timone. Abbiamo davanti ancora dodici ore di navigazione, si intravede un po’ la Sardegna (sembra quasi un miraggio, dopo così tanto mare) e grazie alla buona visibilità si distingue anche la Corsica, qualche delfino ci fa compagnia,


una libellula decide di salire a bordo per un passaggio e si posiziona su una cima per rimanerci per ore, qualche cormorano vola e sfiora il mare cercando qualcosa da mangiare e a quel punto parte la canna…..il cicalino  fa un rumore assordante, il pesce che ha abboccato è davvero grande, sfila tutta la bobina di trecciato, rallentiamo, Salvo inizia la lotta con la canna in mano che si piega fin troppo ma…vince il pesce che strappa tutto!!!! Tutti rimaniamo malissimo, Salvo non accetta di aver perso, ma l’adrenalina che ci ha fatto venire è pazzesca, io non mollo, insisto nel rimettere le canne in acqua, “fatemi il terminale” è ciò che ripeto in continuazione fino a quando Salvo (per non sentirmi più) mi accontenta!

Siamo sempre in mare aperto, sempre con la prua su Olbia, il vento ci ha lasciati, si va a motore e Gladan si fa rispettare, 7 nodi con motori a 1500 giri. Giancarlo l’abbiamo mandato in cucina (abile cuoco), il menù del giorno prevede pasta alla carbonara con pancetta calabrese (originale , regalataci da Antonia nella sua permanenza da noi), uova fresche di casa (regalo della mamma di salvo) partite con noi dalla Sicilia, un pranzetto rigenerante dopo una nottata di duro lavoro. Sono le 16:00, decido di fare un pisolino con Salvo, indecisi se sulle molle a prua, giù in cabina o qui fuori nel pozzetto….inutile non facciamo in tempo a decidere che la canna riparte e di nuovo Salvo inizia la lotta….tira e molla…retino si retino no…tira abbastanza….eccolo…si avvicina…wow è una lampuga! Non so se ne avete visto mai una ma per me è uno dei pesci più belli d’ammirare all’amo; è di tutti i colori dell’arcobaleno…risplende in acqua ed è un gran lottatore, e vi garantisco che anche nel piatto non è male. Catturato, pulito, subito ad abbattere per poi gustarlo. Il riposino è saltato, la costa è sempre più vicina!

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Si inizia a studiare un po’ la nostra prossima meta: Olbia, le sue 22 isolette vicine, prendiamo contatti con il VHF con il porto, e in quel momento ci raggiunge Cesare, un amico di infanzia di Giancarlo, che avevamo conosciuto quest’inverno, con il suo gommone ci dà il benvenuto in Sardegna!

Entriamo nel porto di Olbia, non so se ci siete mai stati, è lungo circa sei miglia e il percorso è segnato da boe verdi e rossi giganti, ci infiliamo in coda a due mega navi da crociera e iniziamo ad entrare rimanendo estasiati dall’enormità dell’approdo, dal numero di cantieri al suo interno ma sono altre due le cose che ci stupiscono: un enorme allevamento di cozze  su entrambi i lati (mai visto così grande) e la possibilità di stare ormeggiati in banchina, al molo “Brin” in maniera gratuita.


Ecco ci fermeremo qui per la notte, (è la nostra ultima sera a bordo di Gladan, la Sicilia ci aspetta!) andandoci a godere un assaggio dei piatti tipici sardi e un po’ di questa cittadina che sembra proprio carina, Buona serata a tutti…. ma  aspettatemi, vi dovrò raccontare anche il viaggio di rientro mio e di Salvo.
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A presto e sempre buon vento!!!!

Autore: vivereavela

Nata al caldo sole siciliano, mi trasferisco a Milano nel 1999 per poter conseguire la laurea in Economia Aziendale presso la Liuc, inizio a lavorare nel mondo delle assicurazioni come da vocazione di famiglia ma nel 2013, decido di mollare tutto e rientrare nella mia calda e sorridente terra. Da li a breve incontro Salvo, tante passioni e modi comuni di affrontare la vita, una fra tutte l'amore incontrastato per il mare. ed eccomi qua!!!!

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